La Sicilia, terra di prodigio, ci regala un’aria che profuma di millenni di storia, la natura ha in sè odori e colori intensi e la cucina ci dona freschezze e intingoli unici…….           

Terra di piccole aggregazioni comunitarie, tappe ideali che ci accompagnano in un percorso fatto di storia, arte, etnoantropologia e soprattutto memoria. Così ebbe a scrivere, nel 1788, Vivant Dominique Denon: «Montagne scoscese, rocce sospese, scorci di mare, vecchi castelli come nei racconti delle fate. Tutto è grande, misterioso, magnifico...».


Selinunte

Fondata intorno al 628 a.C, da Megara Iblea. Avamposto occidentale della cultura greca in Sicilia e crocevia di molte popolazioni come Elimi, Punici e Sicani Il nome della città sembra derivare da una pianta indigena, il selinon. La colonia divenne ben presto ricca e potente, tanto che, nel VI sec. a. C., potè fondare, a sua volta, la colonia di Eraclea Minoa, ad est, verso Agrigento. A questo periodo risale la sistemazione urbanistica della città, con la creazione di imponenti opere architettoniche come i due templi sull'acropoli e quelli sulla collina orientale. Il fervore costruttivo continuò nel secolo successivo che vide l’edificazione di altri templi ed una generale sistemazione delle aree urbane più prestigiose.  La città sarà distrutta nel 409 a.C. ad opera dei Cartaginesi e sulle rovine i vincitori posero un presidio militare che sarà irrimediabilmente distrutto dai romani nella metà del III sec. a. C.
Oggi il parco archeologico di Selinunte è il più ampio ed imponente d’Europa.


Castelvetrano


Castrum veteranorum, accampamento dei veterani di Selinunte. Alloggio dei militari anziani addetti alla custodia delle derrate conservate nei depositi, questo doveva essere Castelvetrano nel V-IV sec.a.C. come testimonia l'antica necropoli scoperta nell'abitato odierno.
Nel 1299 feudo della famiglia Tagliavia, nel 1653 passò, per successione, alla famiglia Pignatelli Aragona. Oggi è una ridente cittadina (viene ricordata anche per le vicende del bandito Salvatore Giuliano, che qui trovò la fine delle sue imprese e della sua vita), a vocazione agricola e commerciale che conserva importanti testimonianze del suo passato: centro storico e notevoli esempi di architettura sacra che vanno dallo stile arabo–normanno, al neo-classicismo.
Presidio slow food: il pane nero e la vastedda del Belìce (tipico formaggio di pecora a pasta filante).


Campobello di Mazara


Campus Belli
(campo di battaglia) prende il nome dallo scontro finale tra i Selinuntini e i Cartaginesi nel 409 a.C. La sua storia moderna ebbe inizio nel 1618 quando Giuseppe di Napoli di antichissima e nobilissima famiglia napoletana discendente dai Caraccioli, costruì in vicinanza del suo castello i primi insediamenti abitativi.
Ufficialmente il paese sorge con la "Licenzia Populandi novam civitatem" concessa da Filippo  IV di Spagna al  barone di  Napoli il 10 dicembre 1621.  Caratteristica del territorio è la casa -cortile, antico retaggio della cultura araba.
Di particolare rilievo artistico il comune conserva il Palazzo Accardi: costruzione del XVIII sec che ospita il museo della civiltà contadina testimonianza viva del lavoro dell’uomo; e il crocifisso ligneo di Frate Umile da Petralia del XVII sec. Tra le colture più pregiate vi è la "D.O.P. Nocellara  del Belice", ottima oliva da mensa e da olio.
Due le frazioni che appartengono al comune: Tre Fontane e Capo Granitola. La prima famosa per la sua movida notturna e per le sue spiagge affollate dai turisti. La seconda conserva intatto il sapore genuino delle borgate marinare. Il suo porticciolo, la sua piccola piazza e la sua famosa tonnara la rendono meta ideale per gli amanti del relax. Caratteristica comune sono le torri di guardia risalenti al XVI sec. che rappresentano un reticolo difensivo che dalla costa si spinge sino all’entroterra.


Cave di Cusa


A soli 10 Km dalla città di Selinunte restano sospese e immobili una delle testimonianze più visibili del lavoro quotidiano degli “operai” di Selinunte.
Le cave da cui i selinuntini ricavavano il materiale per la costruzione per i loro templi e le loro abitazioni ci permettono di conoscere il metodo estrattivo dei blocchi, il trasporto in città e il loro innalzamento.
Tutto sembra avvolto da un alone senza tempo che induce il visitatore a ritenere imminente la ripresa dei lavori.


Erice


Il borgo, che conserva intatto il suo sapore medievale, fu fondato molto probabilmente dai misteriosi elimi, che organizzavano i propri villaggi in luoghi inaccessibili su erte montagne, per essere al riparo da possibili incursioni nemiche.
Denominata dai sicano-èlimi Iruka, dai punici Erech, dai greci e romani Eryx, dai musulmani Gebel – Hamid, Erice fu ribattezzata dai Normanni Monte S. Giuliano, per annullare e interrompere il culto pagano di Venere che aveva reso famoso nel mondo il monte, il quale in passato era stato il luogo di culto dell’amore e delle grandi feste estive sacrificali a cui accorrevano folle di pellegrini. Nel borgo di Erice, di forma triangolare equilatera, si affacciano cortili fioriti racchiusi tra le mura, case piccole, stradine selciate di pietra a disegni e sul punto più alto dell’abitato sulle rovine del tempio, si erge il castello di Venere adiacente ai giardini del Balio. Centro di grande richiamo turistico è conosciuta anche come “città della scienza”, in cui ha sede il centro "Ettore Majorana" presieduto dallo scienziato Antonino Zichichi. Il borgo è animato da botteghe di artigianato tipico, dove è possibile ammirare le ceramiche decorate, i tappeti tessuti a mano, oltre che gustare i tradizionali dolci di mandorla.


Segesta


Città non più abitata situata nella parte nord-occidentale della Sicilia.
Fondata secondo la leggenda da Alceste figlio della troiana Egesta, sorge sul monte Bàrbaro, nel comune di Calatafimi-Segesta, a una decina di chilometri da Alcamo e da Castellammare del Golfo.
Di particolare bellezza sono il tempio, e il teatro. Sulle pendici del monte al di fuori dell’antico perimetro murario, con le sue trentasei colonne doriche, s’innalza il Tempio di Segesta, che può essere datato nell’ultimo trentennio del V secolo a.C. tra il 430 e il 420. Sull’altura sovrastante il tempio, collocato ad oriente dell’acropoli, sorge il teatro, composto da una cavea a semicerchio incassata parzialmente nella roccia, dove, nelle calde estati siciliane torna a rivivere con opere classiche latine e greche.


Marsala

La città sorge presso Capo Boero, già capo Lilibeo, uno dei tre promontori che diedero il nome di Trinacria alla Sicilia. Fondata dai cartaginesi nel 396 a.C., prese il nome di Lilybaion. Nel suo porto, frequentato ed importante, sbarcarono le truppe cartaginesi al comando di Annibale. Una terra ricca di ricordi storici: dai resti di Lilybeo all’impresa garibaldina; il suo territorio comprende la riserva naturale regionale delle Isole dello Stagnone di Marsala.
La città conserva ancora oggi l'articolazione originale dell'asse viario, sviluppato secondo un disegno tipico dell'età ellenistica (per strigas, vie parallele e ortogonali, in contrapposizione con il modello romano per cardi e decumani).


Palazzo Adriano


Paese Arbëreshë della provincia di Palermo in cui convivono due diversi gruppi etnici: i latini ed i greco-Albanesi arrivati in Italia tra il XV e il XVIII secolo. Le prime notizie riguardanti Palazzo Adriano risalgono al tempo dei Vespri siciliani (1282), tuttavia il paese, rimasto disabitato durante il XIV sec. fu ripopolato nel XV sec. da una colonia militare di albanesi.
Il massimo sviluppo si ebbe nel secolo XIX quando un'organizzazione di “campieri palazzesi” si insediò nei feudi di quasi tutta la Sicilia ed arrivò ad esprimere figure di primissimo rilievo in campo nazionale, la più rilevante delle quali fu Francesco Crispi.
Il paese, caso unico in Europa in questo periodo (XVI-XVIII sec.), si sviluppò in forma di nuclei difensivi, elementi architettonici originali di natura militare consistenti in cunei di case che si addentrano in piazze previste come campi di battaglia.
In tempi recenti ha ospitato il set cinematografico del capolavoro di Giuseppe Tornatore “Nuovo cinema paradiso”.


Chiusa Sclafani

Posto al margine sud-occidentale dei cosiddetti "Monti Sicani", nella regione del corleonese, il territorio di Chiusa si estende nello spartiacque tra la valle del fiume Belice e quella del fiume Sosio. La sua storia come la storia di tutti i feudi è in gran parte legata a quella delle famiglie nobili che nei secoli ne acquisirono il possesso o attraverso matrimoni o per investitura regia.
Fondata nel 1320, per opera del conte Matteo Sclafani, il borgo conserva l'impronta dell'impianto urbano medievale. Le sue chiese e i suoi palazzi custodiscono ancora oggi opere d’arte degne di nota realizzate da rinomati artisti: Giacomo Serpotta, Andrea Carreca, Ruzzolone.
Da gustare: la “Ranza e Sciura” focaccia di origine araba il cui nome deriva dall’incrocio di due farine la ranza (cruschello) e la sciura (farina bianca), il pane di S. Giuseppe che il 19 marzo orna gli altari votivi dedicati al santo, e le ciliegie.


Giuliana

Piccolo paese della provincia di Palermo. Conserva tracce collocabili tra il Neolitico superiore (ceramica rossa con ansa a " rocchetto” della facies di Diana) e la tarda età del bronzo. Il territorio testimonia il passaggio di vari popoli: Sicani, Elimi, Cartaginesi e Romani. Durante il dominio di questi ultimi, ed in particolare in età imperiale (I-V sec. d.C.), compaiono altri insediamenti di carattere prediale: Comiciana, Ciniana e Juliana.
Tuttavia il primo documento storico che riguarda Giuliana è un diploma del 1185 del re Guglielmo II il Buono con il quale il "casale" di “Juliana " venne infeudato alla Chiesa di Monreale.
Fu sotto il regno di Federico III d'Aragona (1296-1337) che il centro abitato venne fortificato con un castello turrito e munito di una cinta muraria aperta da tre porte (Iammagli, poi detta Porta Palermo, Porta di Sciacca e Porta Beccherie). Il castello conserva ancora la maestosità e i caratteri originari e costituisce l'elemento "forte" del paesaggio urbano di Giuliana. Dal suo terrazzo sommitale si può godere un magnifico panorama sulla valle del Sosio-Verdura.